Fiabe antiche, voci future


Ci sono storie che non ci hanno mai lasciato. Le abbiamo ascoltate sulle ginocchia dei nonni, tra un gesto quotidiano e un sorriso, senza sapere che quelle parole appartenevano a un patrimonio molto più antico di noi. Erano fiabe di Esopo, di Fedro, di La Fontaine, o di tradizioni popolari che hanno attraversato secoli e continenti. Eppure, nella voce dei nostri anziani, diventavano nuove, intime, familiari.
Con il tempo ho scoperto che quelle piccole storie — così semplici, così brevi — custodivano un contenuto morale altissimo, una sapienza che non invecchia. Sono archetipi: forme essenziali del pensare e del sentire umano. E continuano a parlarci perché non appartengono a un’epoca, ma alla nostra natura.
Questa sezione nasce dal desiderio di raccoglierle, onorarle e farle camminare ancora. È il mio contributo alla loro esistenza: un modo per restituire loro spazio, luce e ascolto.
E forse, un giorno, diventeranno una raccolta scritta — un piccolo libro che tenga insieme memoria, gratitudine e futuro.

Illustrazione in stile acquerello che rappresenta le fiabe come ponte tra passato, presente e futuro. A sinistra un nonno racconta una storia a un bambino accanto al fuoco; al centro un uomo attraversa un ponte fatto di pagine, simbolo della trasmissione del sapere; a destra lo stesso uomo, ormai adulto, legge a un bambino sotto il sole. Sullo sfondo un paesaggio collinare che unisce le epoche in un’unica continuità.
Fiabe antiche, voci future – Illustrazione simbolica del ponte tra passato, presente e futuro: le fiabe come eredità che attraversa le generazioni, unendo la voce dei nonni, la memoria dell’adulto e l’ascolto dei bambini.
Immagine generata da IA

Perché le fiabe non sono mai solo fiabe. Sono ponti: tra generazioni, tra culture, tra ciò che eravamo e ciò che possiamo ancora diventare.


Leggi la prima fiaba: Il Sole e il Vento

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