Tra i racconti che ascoltavo da bambino c’era la storia della camicia dell’uomo felice. Non so da quale paese, da quale epoca o da quale voce provenisse. So soltanto che arriva fino a me attraverso mio nonno. Come molte fiabe popolari, si perde nella memoria dei popoli e attraversa le generazioni conservando intatto il suo significato.

I soldati del re cercarono la felicità nei palazzi e tra le ricchezze.
La trovarono invece lungo una strada di campagna, in un uomo che lavorava la terra sotto il sole.
Si racconta che un giorno un re, pur possedendo palazzi, tesori e servitori, fosse triste.
I medici più famosi del regno cercarono di curarlo. Gli offrirono rimedi preziosi, erbe rare e medicine costose, ma nulla riuscì a restituirgli la gioia.
Un vecchio sapiente, chiamato a corte da terre lontane, ascoltò il re e poi disse:
«Maestà , per guarire dovete trovare un uomo veramente felice e indossare la sua camicia.»
Il re ordinò immediatamente ai suoi soldati di partire.
Essi visitarono città e villaggi, attraversarono montagne e pianure. Incontrarono mercanti ricchissimi, nobili potenti e uomini celebrati in tutto il regno. Eppure, ognuno aveva una preoccupazione, un rimpianto o un desiderio che gli impediva di essere davvero felice.
Passarono settimane e poi mesi.
Quando ormai stavano per rinunciare, i soldati attraversarono una campagna assolata. In un campo videro un uomo che zappava la terra.
Lavorava a torso nudo, cantando tra i filari. Di tanto in tanto si fermava ad asciugarsi il sudore e poi riprendeva il lavoro con il sorriso sulle labbra.
I soldati lo osservarono per un po’. Non sembrava possedere grandi ricchezze e tuttavia appariva più sereno di tutti coloro che avevano incontrato durante il loro viaggio.
«Buon uomo», gli domandarono, «sei felice?»
L’uomo appoggiò la zappa e sorrise.
«Lo sono. Ho il lavoro delle mie mani, il pane per la mia tavola e la pace nel cuore. Che cosa potrei desiderare di più?»
I soldati si guardarono soddisfatti. Finalmente avevano trovato l’uomo che cercavano.
«Allora donaci la tua camicia. Il re ne ha bisogno per guarire dalla sua tristezza.»
L’uomo scoppiò a ridere.
«La mia camicia? Amici miei, se la vedete, indicatemela voi. Come potrei darvi una camicia che non possiedo?»
Solo in quel momento i soldati si accorsero che l’uomo lavorava da sempre a torso nudo.
Rimasero in silenzio.
Avevano attraversato il mondo alla ricerca della felicità e l’avevano trovata dove nessuno avrebbe pensato di cercarla.
Tornarono dal re e gli raccontarono tutto.
Si dice che il re meditò a lungo su quella storia e che da quel giorno cominciò a guardare con occhi diversi ciò che possedeva e ciò che davvero contava.
Perché la felicità non si può indossare come un abito, né acquistare come un tesoro. Abita spesso nelle cose più semplici, quelle che abbiamo sotto gli occhi e che troppo facilmente dimentichiamo di vedere.
Così raccontava mio nonno. E ancora oggi, quando sento parlare di ricchezza e fortuna, mi torna alla mente quell’uomo felice che non possedeva nemmeno una camicia.
Una storia che attraversa i secoli
Raccontata in molte lingue e tramandata da generazioni, la fiaba della Camicia dell’Uomo Felice continua a parlarci con sorprendente attualità. Ci ricorda che ciò che inseguiamo lontano spesso si trova già accanto a noi: nelle cose semplici, negli affetti sinceri e nella pace del cuore.
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